La disabilità è solo negli occhi di chi la guarda e giudica. Esistono persone “giudicate” disabili lasciate sole, a navigare nel mare in tempesta dell’indifferenza e dell’ignoranza, senza possibilità di scorgere terra o attraccare in un porto sicuro che non è altro che il cuore di tutti noi! Penso che sia una delle maggiori “vergogne” umane 2.0  a dispetto di chi non ha mai sperato, ricercato o augurato di essere disabile. Non ci si può sentire “disagiati” o provare “vergogna” per un’imposizione della vita, una sorta di cicatrice che ogni tanto ti rivela la tua realtà ed identità. Se cammino con il bastone bianco ed occhiali scuri vengo definito “poverino”, diversamente se non utilizzo tali ausili rischio di passare per un truffatore. Fate attenzione perchè queste distinzioni sono per tutte le disabilità e non solo della mia di cui mi sento fiero testimone. A parte questa mia considerazione, penso che si faccia davvero poco per il mondo “diversamente abile”, sia nella vita di tutti i giorni che in quella sportiva. Certo che qualcosa si fa ma non per tutti, quando invece si dovrebbe garantire una possibilità ad ognuno. Sono stati fatti diversi passi in avanti che permettono a persone affette da disabilità, di cercare la propria autonomia e  dimensione all’interno della comunità in cui vivono, aggregarsi per comunicare la propria libertà di esistenza ed allontanare lo spettro dell’isolamento. Purtroppo esistono ancora troppe barriere e tra le peggiori c’è quella dell’inciviltà: parcheggiare la macchina e lo scooter sul marciapiede, impossessarsi di una zona per la sosta riservata a diversamente abili (quando lo fai presente le scuse sono le più svariate ed alcune anche divertenti), mancanza di pedane per carrozzine per accedere a negozi ecc..ecc… un occhio

Le stesse convenzioni ONU per i diritti delle persone affette da disabilità sono datate 2006, le disabilità avanzano, progrediscono o si evolvono e non possono essere lasciate appese nel passato. Uno Stato coerente e concreto non può accettare che una parte del proprio popolo rimanga in attesa (“in coda al gruppo”), ma ha in primis l’obbligo morale, e poi nel concreto, di porre nella migliore condizione possibile ogni individuo, affinchè possa realizzarsi nell’ambiente famigliare e della comunità che lo circonda. Non è corretto ritenerci all’avanguardia quando invece ragioniamo con una mentalità preistorica, inducendo diverse persone a perdere completamente ogni tipo di dignità. Quando perdi anche la dignità di esistere, ogni tua azione o pensiero ti porta ad assaporare una sconfitta, che non è sportiva ma nella vita di tutti i giorni. Perdi il coraggio di guardare il mondo con gli occhi dell’amore e un mondo senza Amore non ha motivo di esistere perchè perde ogni linfa vitale per emozionare.  La disabilità non deve essere percepita e rilegata come un problema marginale, ma utilizzata e valorizzata come una risorsa per apprendere e migliorare la vita di tutti noi.  C’è ancora diversa strada da affrontare per ritenerci all’altezza del vocabolo “civile” e solo quando non esisteranno più barriere di ogni sorta tra il mondo “normale” e quello “disabile”, probabilmente solo allora potremmo ragionare nell’ottica di non essere più il vero terzo mondo!